30/09/1999 - La storia di Nabuc

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30/09/1999

Rassegna stampa
Il Corriere di Caserta
30 Settembre 1999
Il giornalino edito dai degenti del manicomio giudiziario ha raggiunto quota duecento abbonamenti
Nabuc e gli altri del Saporito
AVERSA (Giuseppe Porzio) - Fiabe da un manicomio; deliri in libertà; storie di ordinaria follia e di particolare inventiva; più semplicemente, espressioni di chi ha assunto forte la volontà di sentirsi parte di una collettività. Critiche, digressioni e svariate interpretazioni attorno ad un progetto che sta riscuotendo la giusta dose di considerazione e successo: "La storia di Nabuc". Il giornalino dell'ospedale psichiatrico di Aversa, un'iniziativa editoriale che a tutt'oggi segna il passo tirando le somme, ad un anno dalla sua prima uscita, con un bilancio oltre le previsioni. A quota duecento finora gli abbonati al mensile, numero destinato a lievitare, supportato da un'ampia serie di iniziative legate al giornale ed alle alte attività dello stesso istituto Filippo Saporito. Un universo stagliato nella "cognizione del dolore", una rivista particolare, non informativa, ma costruita attorno a semplici considerazioni, angoli di riflessione, racconti veri o completamente inventati, storie di solitudine e disperazione, con momenti di poesia ed altre occasionali espressioni artistiche. Un periodico bimestrale, in fase di crescita uscita dopo uscita, che annovera tra i suoi redattori circa una trentina dei 160 ospiti dell'istituto: "ricoverati" secondo alcuni, "detenuti" nel gergo dei più, ovvero tutti coloro sul cui capo pende una condanna penale per reati di diversa natura ma che a conclusione di una fase processuale vengano reputati affetti da gravi patologie alla psiche. Un progetto quello del giornalino, la cui formula è tale da coinvolgere comunque un po' tutti i degenti. Penna senza censura volta a rivolgere critiche all'operato di chi amministra cura o sorveglia, ma anche elogi suggerimenti proteste spietate da parte di chi l'istituto lo vive nella qualità di degente, il tutto in un ampio spazio di "lettere al direttore".
Degne di nota alcuna rubriche di particolare umorismo e didattica, come l'angolo sull'apprendimento dello scrivere in napoletano: "Komm s shkriw o' nnapwlitan".
Trova spazio anche la cronaca, con stralci di articoli di quotidiani su fatti di cui a rendersi protagonisti sono stati proprio dei malati di mente. Dettate dalla disperazione le riflessioni di alcuni ricoverati, pubblicate nel numero di settembre; "la terapia è violenza perché decide per me il medico, una persona come me. La terapia non guarisce ma modifica il mio carattere", scrive uno degli internati, e ancora "mi hanno solo imbottito di farmaci, mi calmavano, ma il problema restava", oppure a me la terapia fa bene. E' fatta apposta per star tranquilli". Un giornale che è oggi anche un sito Internet, una raccolta di pensieri dipinti su di una muraglia, con scritte simili a murales, dove si precisa soprattutto che "non vi parleremo di cancelli, di follia, ne di sofferenza... non vogliamo pensare al perché siamo qui, parliamo di Nabuc… re di Babilonia che impazzi per troppa superbia pazzo rimase per sette anni poi quanti... ancora abbiamo poesia e speranza da regalare a voi che ci leggete".
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