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		<title><![CDATA[Psicologo a Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicoterapia per il Tuo Benessere]]></title>
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		<description><![CDATA[Scopri come il Dott. Massimiliano De Somma può aiutarti a trovare il tuo equilibrio psicologico a Napoli. Con un approccio personalizzato e accogliente, la psicoterapia diventa un viaggio verso il tuo benessere. Vieni a conoscerci!]]></description>
		<language>IT</language>
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			<title><![CDATA[Io voglio stare male]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Gestalt"><![CDATA[Gestalt]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000C"><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">Il video che vi propongo offre uno spunto di riflessione potente ed estremo sul diritto alla sofferenza. Nel dialogo, uno dei protagonisti contesta l'idea moderna per cui "chi sta male deve per forza guarire": perché non è consentito essere tristi senza che qualcuno cerchi subito di sistemarti, di mandarti in analisi o di spingerti a una felicità di facciata?</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><b>Il diritto di non stare bene</b></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">La pretesa che tutti debbano performare gioia continuamente porta spesso a tre conseguenze: 1) <b data-path-to-node="4,0,0" data-index-in-node="0" class="fs14lh1-5">Invisibilizzazione del dolore:</b><span class="fs14lh1-5"> Chiedere a chi soffre di "sorridere comunque" invalida le sue emozioni reali. 2) </span><b data-path-to-node="4,1,0" data-index-in-node="0" class="fs14lh1-5">Senso di colpa:</b><span class="fs14lh1-5"> Chi attraversa un periodo buio finisce per sentirsi sbagliato o inadeguato rispetto al resto del mondo. 3) </span><b data-path-to-node="4,2,0" data-index-in-node="0" class="fs14lh1-5">Resistenza al cambiamento:</b><span class="fs14lh1-5"> Talvolta, rivendicare la propria tristezza è l'unico modo per difendere la propria autenticità di fronte a una pressione sociale soffocante.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5"><br></span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><b data-path-to-node="5" data-index-in-node="0">Accogliere invece di correggere</b></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Il momento chiave della scena arriva alla fine: quando il personaggio urla la sua volontà di stare male, l'altro non cerca di convincerlo del contrario, né gli offre soluzioni trascurabili. Risponde semplicemente: <i data-path-to-node="6" data-index-in-node="214">"Va bene"</i>.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Accettare la sofferenza — propria o altrui — non significa rassegnarsi, ma concedere dignità a ogni stato d'animo.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><b data-path-to-node="8" data-index-in-node="0"><br></b></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><b data-path-to-node="8" data-index-in-node="0">La prospettiva della Psicoterapia della Gestalt</b></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Questo approccio trova un fondamento teorico profondo nella <b data-path-to-node="9" data-index-in-node="60">Psicoterapia della Gestalt</b> e nella sua celebre <i data-path-to-node="9" data-index-in-node="107">Teoria Paradossale del Cambiamento</i> (Beisser). La Gestalt ci insegna che il vero cambiamento non avviene sforzandosi di diventare ciò che non si è, ma immergendosi pienamente in ciò che si è in questo momento.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Solo quando smettiamo di combattere la nostra tristezza o rabbia o altro, e ci autorizziamo a viverla fino in fondo, la tensione interna si scioglie, aprendo la strada a una trasformazione naturale. Il terapeuta Gestalt non punta a "aggiustare" la persona, ma ad aiutarla ad essere autenticamente se stessa: ed è proprio in quella piena accettazione che nasce la possibilità di stare bene.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Prima di pretendere la felicità, abbiamo tutti bisogno di uno spazio in cui è concesso semplicemente esistere con il nostro dolore.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Qual è la tua esperienza? Ti è mai capitato di sentirti sotto pressione per dover "stare bene a tutti i costi"?</div></div>]]></description>
			<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 13:52:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[EMOTIONAL RELEASE]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Gestalt"><![CDATA[Gestalt]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000D"><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">La rabbia (come tutte le emozioni primarie) è un movimento di energia che nasce nel corpo e tende verso un’azione: difendersi, proteggere i propri confini, affermarsi.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Se non viene riconosciuta ed espressa in modo adeguato, quell’energia resta bloccata, trasformandosi in tensione muscolare, sintomi psicosomatici o in una rabbia che “ristagna” e si manifesta indirettamente (irritabilità, freddo distacco, passivo-aggressività, scoppi improvvisi).</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">Ecco perché è importante rilasciarla:</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">1) Per il corpo → trattenere la rabbia significa mantenere contratti muscoli, respiro e sistema nervoso. Esprimendola (anche solo immaginando di gridare, colpire un cuscino o parlare a chi ci ha ferito) il corpo scarica tensione e ritrova fluidità.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">2) Per la psiche → dare forma alla rabbia la rende pensabile e non più solo un magma caotico dentro. L’immaginazione è uno strumento sicuro che permette di viverla senza fare danni reali.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">3) Per le relazioni → se non troviamo modi simbolici e creativi per esprimerla, la rabbia può “esplodere” contro gli altri o implodere contro di noi (colpa, depressione, autodenigrazione). Lavorarla in immaginazione permette di preparare espressioni più sane nella vita reale.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">4) Per l’integrazione → esprimere la rabbia non significa distruggere, ma recuperare la sua funzione vitale: proteggerci, affermarci, tracciare confini. È un passaggio necessario per integrarla come risorsa, non solo come minaccia.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">In Gestalt spesso si usano esperimenti immaginativi (come la sedia vuota) proprio per dare voce e corpo alla rabbia: l’immaginazione crea uno spazio intermedio tra ciò che proviamo e ciò che possiamo agire, dove possiamo esplorarla senza rischi.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5 cf1">In sintesi: la rabbia va rilasciata perché è energia vitale congelata. L’immaginazione è un canale protetto che permette di liberarla, trasformarla e integrarla, senza reprimerla né danneggiare noi stessi o gli altri. </span></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 14:19:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Per essere vista]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Sintomi_e_Patologie"><![CDATA[Sintomi e Patologie]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000A"><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Il video racconta la storia di una giovane violinista, ospite in una struttura di cura per disturbi alimentari, che riflette sulle origini del suo malessere. Attraverso il dialogo con una terapeuta, emerge un quadro di sofferenza radicato nell'infanzia e nel rapporto con i genitori, in particolare con la madre.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646="">Fin da piccola, la ragazza ha vissuto un rapporto di amore e odio con il violino, imposto dalla rigidità della madre, che era anche la sua insegnante. La musica non era un piacere, ma un dovere totalizzante che ha sacrificato la sua vita sociale, il gioco e lo sport. Ogni aspetto della sua esistenza, persino i bisogni fisiologici, era monitorato e annotato in un quaderno dalla madre, creando un clima di controllo soffocante.</ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646="">Il disturbo alimentare è nato come un estremo tentativo di controllo e, paradossalmente, di visibilità. La ragazza ha iniziato a competere con la madre anche nella dieta, passando da un desiderio di perdere pochi chili a comportamenti estremi come il vomito autoindotto (fino a sette volte al giorno) e il digiuno totale. Per monitorare i suoi "progressi", utilizzava una lavagnetta su cui segnava cali di peso sempre più drastici.</ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646="">Il video mette in luce come il violino e l'anoressia siano stati due facce della stessa medaglia: strumenti utilizzati nel tentativo disperato di ottenere l'attenzione e l'affetto dei genitori. Nonostante i successi nei concorsi internazionali, la ragazza non si è mai sentita veramente "vista" come persona, ma solo come un'estensione dello strumento. Ogni traguardo raggiunto, sia musicale che nel calo ponderale, veniva costantemente spostato più in avanti, lasciandola in un perenne stato di inadeguatezza e fame d'amore.</ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646=""><br></ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646=""><div style="text-align: start;"><span class="fs14lh1-5 cf1">Se ti riconosci in queste parole, non restare sola. Chiedi aiuto a un professionista.</span></div></ms-cmark-node></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 06 Jan 2025 19:10:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[La lista definitiva delle persone più importanti!]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Coppia"><![CDATA[Coppia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000008"><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><span class="fs14lh1-5">In questo video dei Simpson, dietro la satira e la risata, emerge una dinamica molto comune: il disequilibrio in una coppia. Quando Marge scopre di non essere nemmeno nella lista delle persone importanti per Homer, la sua reazione è un mix di delusione e rassegnazione.</span></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">Il "gesto altruistico e disinteressato" suggerito dal terapista non è solo un cliché romantico, ma il tentativo di ripristinare la connessione emotiva. A volte, nel tran-tran quotidiano (o nei "mille pensieri" di Homer), ci dimentichiamo di far sapere a chi ci sta vicino che occupa un posto d'onore nella nostra vita.</ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">E nel vostro "ambiente di lavoro" o nella vostra "vita privata", chi sono le persone che occupano la vostra lista? Stiamo facendo abbastanza per farle sentire apprezzate?</ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><br></ms-cmark-node></div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 17 Dec 2024 17:30:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Sei ancora legato a un paletto che potresti sradicare?]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Psicoterapia"><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000007"><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Il Dott. De Somma approfondisce il tema del <strong _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">cambiamento in psicoterapia</ms-cmark-node></strong>, partendo dal concetto di <strong _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">"copione"</ms-cmark-node></strong>. Secondo questa visione, fin dalla tenera età (entro i 7 anni), ognuno di noi risponde a tre domande esistenziali fondamentali ("Chi sono io?", "Com’è il mondo?", "Come sono gli altri?") costruendo un modello di comportamento che ci accompagna nell'età adulta.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">Per illustrare come questo copione possa limitarci, il dottore cita la <strong _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">favola dell’elefante incatenato</ms-cmark-node></strong> di Jorge Bucay: l'elefante del circo non scappa non perché sia debole, ma perché è convinto di non poterlo fare, avendo fallito i tentativi fatti quando era piccolo e vulnerabile. Siamo spesso schiavi di una "impotenza appresa".</ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><br></ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">Il processo di cambiamento viene poi descritto attraverso la celebre poesia di Portia Nelson, <strong _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">"Autobiografia in cinque brevi capitoli"</ms-cmark-node></strong>, che illustra il percorso della consapevolezza:</ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><br></ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ol _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="" class="fs14lh1-5"><li _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><span _ngcontent-ng-c1928995219="" class="cf1">Cadere in una buca senza vederla.</span></ms-cmark-node></div></ms-cmark-node></li><li _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><span _ngcontent-ng-c1928995219="" class="cf1">Cadere nella stessa buca fingendo di non vederla.</span></ms-cmark-node></div></ms-cmark-node></li><li _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><span _ngcontent-ng-c1928995219="" class="cf1">Cadere nella buca per abitudine, ma uscirne subito assumendosi la responsabilità.</span></ms-cmark-node></div></ms-cmark-node></li><li _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><span _ngcontent-ng-c1928995219="" class="cf1">Girare intorno alla buca (evitare l'errore).</span></ms-cmark-node></div></ms-cmark-node></li><li _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><strong _ngcontent-ng-c1928995219=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><span _ngcontent-ng-c1928995219="" class="cf1">Cambiare strada</span></ms-cmark-node></strong><span class="cf1"> </span><span class="cf1">(il vero cambiamento).</span></ms-cmark-node></div></ms-cmark-node></li></ms-cmark-node></ol></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219=""><br></ms-cmark-node></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c1928995219="" _nghost-ng-c1928995219="">In sintesi, la psicoterapia non serve necessariamente a cancellare il passato, ma a fornire al paziente "nuove frecce per il proprio arco", permettendogli di riconoscere i propri automatismi e scegliere, finalmente, un percorso diverso.</ms-cmark-node></div></div>]]></description>
			<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 16:53:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Il sintomo non è il nemico]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Sintomi_e_Patologie"><![CDATA[Sintomi e Patologie]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000006"><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Quando compare, spesso sta cercando di dirci che qualcosa dentro di noi è in difficoltà, anche se non sappiamo ancora bene cosa. Per questo non basta eliminarlo in fretta: prima di tutto va ascoltato, accolto e compreso.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">A volte il sintomo parla al posto nostro, quando le emozioni sono troppo intense, confuse o difficili da esprimere con le parole. In questi casi, prendersi cura non significa solo “far passare” il disagio, ma capire quale bisogno, paura o fatica sta cercando di emergere.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify">Questo sguardo aiuta a cambiare prospettiva: il sintomo non è solo un ostacolo, ma può diventare un messaggio prezioso. E proprio da lì può iniziare un percorso di maggiore consapevolezza, sollievo e cambiamento.</div><div data-text-align="justify" class="imTAJustify"></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 30 Oct 2024 15:37:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Gli attacchi di panico non sono solo “aria che manca”]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Sintomi_e_Patologie"><![CDATA[Sintomi e Patologie]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000005"><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify">Spesso arrivano quando qualcosa dentro di noi non trova più una forma, una direzione, un equilibrio. </div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify">Nel video emerge bene un punto centrale: la sofferenza non si riduce a un sintomo da spegnere, ma racconta anche una storia di cambiamenti, perdita di controllo, fragilità nelle relazioni e fatica a dare significato a ciò che accade.</div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify">Nel lavoro clinico, questo ci ricorda che chiedere una “soluzione immediata” è comprensibile, ma non sempre sufficiente. </div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify">Ascoltare il sintomo, invece, può aprire uno spazio più utile: capire cosa sta tentando di comunicare, quali paure sta proteggendo e quali vissuti più profondi stanno emergendo.</div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify"><br></div><div data-text-align="justify" data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify">Un attacco di panico può essere vissuto come un’emergenza del corpo, ma spesso è anche un segnale della mente e della storia personale. Il trattamento efficace non punta solo a calmare il sintomo, ma a costruire comprensione, sicurezza e nuove possibilità di regolazione.</div></div>]]></description>
			<pubDate>Tue, 08 Oct 2024 14:21:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Cosa vedi su quella sedia?]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Gestalt"><![CDATA[Gestalt]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000B"><div>Hai mai sentito parlare della tecnica della "Sedia Vuota"?</div><div><br></div><div><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646="">In questo estratto, vediamo come la terapia Gestalt utilizzi questo potente strumento per aiutarci a esternare conflitti interiori, dialogare con parti di noi stessi o affrontare situazioni rimaste in sospeso.</ms-cmark-node></div><div><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646=""><br></ms-cmark-node></div><div><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646="">A volte ciò che definiamo "niente" nasconde in realtà le nostre paure più profonde, i nostri cambiamenti o quegli aspetti della nostra vita che facciamo fatica ad accettare.</ms-cmark-node></div><div><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646=""><br></ms-cmark-node></div><div><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646=""><strong _ngcontent-ng-c2632960646=""><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646="">Il cambiamento fa paura, ma la vita è cambiamento.</ms-cmark-node></strong> Non temere di guardarti allo specchio e di affrontare quel "niente" per trasformarlo in consapevolezza.</ms-cmark-node></div><div><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646=""><br></ms-cmark-node></div><div><ms-cmark-node _ngcontent-ng-c2632960646="" _nghost-ng-c2632960646="">Hai mai provato a dare voce ai tuoi pensieri più silenziosi?</ms-cmark-node></div></div>]]></description>
			<pubDate>Sat, 23 Mar 2024 20:01:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[Consigli per chi desidera intraprendere una psicoterapia]]></title>
			<author><![CDATA[Serge Ginger]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Psicoterapia"><![CDATA[Psicoterapia]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_000000009"><div data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTARight"><i class="fs14lh1-15"><span class="fs12lh1-15 cf1">Tratti dal libro di Serge Ginger</span></i></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTARight"><i><span class="fs12lh1-15 cf1">"Iniziazione alla Gestalt</span></i></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTARight"><i><span class="fs12lh1-15 cf1">l'arte del Contatto"</span></i></div><div data-line-height="1.15" class="lh1-15 imTAJustify"><b><br></b></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">DESIDERATE INTRAPRENDERE UNA TERAPIA?</span></b><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">O SVILUPPARE LE VOSTRE RISORSE PERSONALI?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Provate difficoltà nel vivere ... Sofferenza o preoccupazioni di ogni tipo, momentanee o croniche, vi opprimono: stanchezza, tristezza, solitudine, lutto; timidezza eccessiva, ansia, depressione; agitazione, non riuscite a mettere a frutto la vostra attività o i vostri interessi; impulsività, collera; difficoltà sessuali o affettive; problemi con i figli, i genitori, o con i vostri impiegati; problemi di gestione del denaro o del vostro nutrimento (anoressia, bulimia); malattia psichica o psicosomatica; una decisione importante difficile da prendere; ecc.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">O, più semplicemente, "state bene nella vostra pelle" ... ma desiderate utilizzare al massimo tutto il vostro potenziale: essere più creativi, più intraprendenti, più sereni, radicare la vostra ricerca spirituale, sviluppare la conoscenza di voi stessi e degli altri, arricchire la vita di coppia e in generale le vostre relazioni, ecc.</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">La Gestalt può certamente aiutarvi!</span></b><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Come muoversi? Da cosa cominciare? Terapia individuale o di gruppo?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Se siete digiuni di Gestalt e di psicoterapia, potete assistere ad una conferenza (con o senza dimostrazione) o - meglio ancora - a una "giornata-contatto" che vi permetterà di partecipare personalmente, se lo desiderate, a qualche breve sequenza di "lavoro" e vi renderete conto, più concretamente, del processo di contatto proposto dalla Gestalt. Per scoprire qualcosa in maniera più approfondita o per sviluppare le vostre risorse personali, vi suggerisco di partecipare ad uno specifico stage intensivo di due o tre giorni.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">La maggior parte di questi stage all'inizio non prevedono alcun tema particolare, e quindi voi potrete proporre ciò che vi preoccupa - in qualunque campo - e tentare di vederci un po' più chiaro, con l'aiuto del (o dei) terapeuta (i) che conduce il gruppo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Ogni partecipante si esprime a titolo personale, se lo desidera, in un tempo che può variare da qualche minuto a un'ora, eventualmente. Generalmente, si comincia col parlare, poi può essere invitato a muoversi, ad indirizzarsi a qualcuno, a disegnare, ecc. Restate sempre completamente liberi di accettare o di rifiutare ogni suggerimento del conduttore.</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Ognuno lavora</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">secondo il proprio ritmo</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><span class="fs16lh1-5 cf1">e sui temi che egli stesso ha scelto. Potete ugualmente restare in disparte, come testimone che partecipa in silenzio, "nel vostro cuore".</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Tutto ciò che viene detto nel gruppo rimane coperto da un</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">"segreto condiviso"</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><span class="fs16lh1-5 cf1">e la discrezione è sempre molto rispettata.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Sicuramente, potete anche consultare individualmente un terapeuta, cosa che sembra più semplice e normale, proprio come si consulta un medico o uno psicologo. Vi sentirete forse più a vostro agio a rivelare alcune difficoltà personali o intime, in una atmosfera confidenziale.</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Il terapeuta vi accoglierà</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">senza giudizio</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">, in un contatto diretto e caloroso.</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Vi ascolterà con attenzione</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">, ma non sarà murato in un silenzio che intimidisce.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">In genere</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">vi renderà partecipi di ciò che egli stesso sente</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><span class="fs16lh1-5 cf1">mentre vi ascolta.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">E potrà proporvi una serie di interventi di sostegno o piuttosto una psicoterapia propriamente detta che implica un impegno regolare di una certa durata: ad esempio,</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">un'ora a settimana</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">, per parecchi mesi (da qualche mese a due o tre anni, secondo i casi). Potrà anche suggerirvi di partecipare a un lavoro in gruppo: il gruppo si rivela, la maggior parte delle volte, un aiuto prezioso. Altre persone esprimono le loro preoccupazioni, spesso più o meno simili alle nostre, e noi ci sentiamo meno soli, accompagnati in un clima tollerante e caloroso, creato dallo psicoterapeuta gestaltista. Invece di sentirsi intimiditi (come talvolta si pensa, a priori), ci si sente meglio compresi e si fanno degli amici. In effetti, è spesso più facile cominciare in gruppo che in incontri individuali, ma questo resta ben inteso, una scelta di ognuno.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">La formula più interessante è quella di combinare le due: terapia individuale (ad esempio, un'ora a settimana)+ terapia in un piccolo gruppo (ad esempio, una sera ogni quindici giorni, o un week-end al mese). Ma questo richiede un po' più di tempo ... e di soldi! Tuttavia, l'associazione di questi due approcci (con lo stesso terapeuta) accelera e approfondisce considerevolmente il lavoro:</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">il gruppo permette di sperimentare numerose situazioni</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">e attiva maggiormente le emozioni</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">; il lavoro individuale spesso consente di sfumare e di assimilare, secondo il proprio ritmo.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Si può indifferentemente cominciare con degli incontri individuali e poi unirsi in seguito ad un gruppo, o al contrario, cominciare con un gruppo, e poi proseguire con sedute individuali; proprio come si può, ben inteso, con tentarsi dell'una o dell'altra formula! Alcuni terapeuti non praticano che in uno dei due modi, ma la maggior parte assicura entrambi. Si può lavorare anche individualmente e, comunque, partecipare ad un gruppo con altri terapeuti, ma ciò implica qualche precauzione per evitare dispersioni o sviamenti.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Come scegliere il proprio terapeuta? Quali precauzioni prendere? Quali garanzie ottenere?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Si tratta di una questione cruciale perché</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">la scelta di un buon terapeuta</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">è più importante di quella di un buon metodo</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">È possibile informarsi per sapere se è stato formato in un istituto riconosciuto, se è stato supervisionato. La cosa più semplice è domandarglielo direttamente.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">In effetti, un buon terapeuta, ben formato, non ha nulla da nascondere.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Nel dubbio, non bisogna esitare dal telefonare all'Ordine Regionale degli Psicologi o direttamente all'istituto dove il terapeuta si è formato.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">In ogni modo, è possibile incontrare due o tre terapeuti prima di scegliere defìnitivamente la persona alla quale affidarsi per lunghi mesi di lavoro intimo.</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Bisogna sentirsi a proprio agio, in un contatto rassicurante</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Primi contatti? Cosa dirgli?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Non è necessario preparare in dettaglio il primo incontro: è meglio rimanere spontanei e improvvisare.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Le proprie motivazioni saranno precisate in modo generale: cosa si cerca? Quali difficoltà si provano? In quali risultati si spera?</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Sarà possibile segnalare se è già stato intrapreso un altro approccio terapeutico o se si prendono medicine. È generalmente sconsigliato seguire nello stesso tempo due psicoterapie individuali (ad esempio, una psicoterapia analitica e una in Gestalt). Al contrario, è possibile seguire una psicanalisi e intraprendere parallelamente una terapia in un gruppo di Gestalt, ma un tale "accumulo" implica l'accordo preventivo dei due psicoterapeuti.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Ben inteso,</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">tutto ciò che viene detto in seduta è rigorosamente coperto</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">dal segreto professionale</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Se mandate vostro figlio in terapia, il terapeuta sarà molto discreto su ciò che il ragazzo gli confida in seduta e non vi darà che alcune informazioni molto generali; ma vi ascolterà con grande attenzione.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">La mia età è un ostacolo?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">No</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">! Si può intraprendere una terapia secondo il modello della Gestalt ad ogni età: alcuni terapeuti sono però più abituati a lavorare con bambini o con adolescenti. Ma è possibile anche cominciare una terapia in età avanzata: così, numerosi clienti vi ricorrono per far fronte alle difficoltà collegate al momento della pensione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Ben inteso, lo stile di terapia sarà diverso a seconda dell'età del cliente (ma anche secondo il livello culturale e la propria personalità). Potrà essere più o meno centrata su uno scambio verbale o meglio, al contrario, tenderà a valorizzare altri modi di espressione: disegno, giochi, movimenti, contatti fisici, ecc.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Quanto tempo può durare una terapia?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Questo</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">è molto difficile da definirsi a priori</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">: tutto dipende dai vostri problemi, dalla vostra personalità, dai vostri obiettivi ... e dalle abitudini del terapeuta!</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">In media, una terapia individuale profonda dura da uno a molti anni, in ragione di una seduta di circa un'ora a settimana, ossia una quarantina di ore l'anno (se si tiene conto di vacanze, assenze, malattie, ecc.; ossia, in totale, una centinaio di ore.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Ma alcune terapie possono essere più rapide e altrettanto efficaci (si riscontrano talvolta cambiamenti importanti e durevoli in sei mesi); altre, al contrario, non cominciano a produrre effetti visibili se non dopo parecchi mesi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">L'associazione di una terapia in gruppo accelera generalmente il processo in modo sensibile, il gruppo permette più facilmente la mobilitazione corporea ed emozionale che agisce sulle zone profonde del cervello.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">La terapia in gruppo spesso consente che il lavoro venga condotto da coterapeuti dei due sessi, cosa che arricchisce il punto di vista e gli interventi.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">È inoltre possibile prendere in considerazione una terapia di sostegno, più superficiale e più breve: ad esempio, per superare una prova difficile (lutto, separazione, disoccupazione, ecc.). In alcuni casi, qualche intervento può essere sufficiente per avviare un processo positivo (al limite un unico stage intensivo di due o tre giorni).</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Quali sono i rischi? Le controindicazioni?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Il rischio principale deriva da un errore nella scelta del terapeuta: vedi quanto già detto. I ciarlatani, senza un'adeguata formazione, non sono rari.</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Una terapia ben condotta da un terapeuta competente non presenta alcun</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">rischio</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">: tutt'al più, può crearsi una certa disarmonia fra il cliente e il suo coniuge, e quest'ultimo può trovarsi disorientato. Ciò vuol dire che, se dovessero insorgere dei reali problemi, questi già "covavano" silenziosi e la terapia non fa quindi che accelerare un processo di separazione della coppia.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Al contrario,</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">numerose coppie hanno visto il loro legame rinforzarsi e</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">approfondirsi in seguito a una terapia</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">; gli effetti benefici sono di gran lunga maggiori dei danni ... ma si parla più frequentemente di quest'ultimi, dal momento che sono più spettacolari! Quando un partner di una coppia intraprende una terapia, sarebbe opportuno, in alcuni casi, che anche l'altro si rimetta in discussione, ma preferibilmente presso un altro terapeuta, al fine di evitare ogni interferenza; altrimenti, si può intraprendere insieme una terapia di coppia.</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Posso fare aiutare mio figlio? li mio partner?</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Naturalmente, potete richiedere una terapia per vostro figlio, ma tale richiesta</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">senza un esplicito consenso, resterà inefficace</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Il (o la) terapeuta in genere lo riceverà da solo, anche se voi lo accompagnate. È essenziale che egli possa esprimersi in tutta libertà, senza la presenza di adulti, compresi i suoi genitori. Rassicuratevi, i terapeuti sono abituati ai numerosi fantasmi dei bambini e non prendono per "oro colato" tutto quello che raccontano (soprattutto i terapeuti specializzati in bambini)!</span></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">I progressi non sono</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">immediati</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1">; può anche accadere che si assista a un periodo in cui alcuni problemi sembrano aggravarsi, e ciò è dovuto al fatto che il ragazzo si sente "importante": succede la stessa cosa quando si apre una piaga per curarla, o quando si va dal dentista! Abbiate quindi pazienza ...</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Se il vostro partner desidera (o accetta) una terapia, è importante che</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">sia lui a prendere l'appuntamento</span></b><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><span class="fs16lh1-5 cf1">e non attraverso la vostra intermediazione.</span></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">È bene che egli disponga di molti indirizzi di terapeuti, affinché si renda conto che è lui a dover fare la scelta.</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Una psicoterapia imposta non è affatto</span><span class="fs16lh1-5 cf1"> </span></b><b><span class="fs16lh1-5 cf1">efficace.</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><b><span class="fs16lh1-5 cf1">Avremmo piacere di fare una terapia di coppia</span></b></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><span class="fs16lh1-5 cf1">Sono possibili molte alternative:</span></div><div class="imTAJustify"><br></div><div class="imTAJustify"><ul><li><span class="fs16lh1-5 cf1">Ognuno segue una terapia individuale per suo conto, presso due terapeuti differenti.</span><br></li><li><span class="fs16lh1-5 cf1">I due partner consultano insieme un terapeuta o una coppia di terapeuti. In questo caso - il più classico - alcuni terapeuti riservano anche qualche seduta individuale ad ognuno dei partner, affinché possano eventualmente esprimere qualche punto che preferiscono non tirar fuori davanti al proprio coniuge. Tali confidenze sono naturalmente coperte dal segreto.</span></li><li><span class="fs16lh1-5 cf1">I due partner vanno insieme ad uno stage intensivo di qualche giorno, una sorta di ritiro, per fare il punto della loro relazione.</span></li><li><span class="fs16lh1-5 cf1">I due partner partecipano insieme ad uno stage riservato alle coppie. In tal caso si lavora in un segreto condiviso fra molti. Alcune coppie riescono a risolvere le loro difficoltà, o a separarsi senza troppi danni. Altre vi partecipano per rafforzare ed arricchire una relazione già molto soddisfacente. L'insieme dei differenti casi è spesso molto arricchente ed apre delle prospettive inattese.</span></li></ul></div></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 20:32:00 GMT</pubDate>
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			<title><![CDATA[L'amore condizionato e il peso delle aspettative]]></title>
			<author><![CDATA[Dott. Massimiliano De Somma]]></author>
			<category domain="https://www.psicoterapia-napoli.it/blog/index.php?category=Analisi_Transazionale"><![CDATA[Analisi Transazionale]]></category>
			<category>imblog</category>
			<description><![CDATA[<div id="imBlogPost_00000000E"><div>Nel video, una giovane ragazza trova finalmente il coraggio di confessare alla madre la verità sul suo percorso universitario: non ha superato gli esami raccontati e si sente schiacciata dal confronto con i successi della madre. La reazione materna oscilla tra la delusione, il sarcasmo punitivo e una dolorosa presa di coscienza, mostrando quanto sia sottile il confine tra il voler spronare i propri figli e il farli sentire accettati solo a patto che abbiano successo.</div><div><div><b data-path-to-node="2" data-index-in-node="0"><br></b></div><div><b data-path-to-node="2" data-index-in-node="0">L'ingiunzione dell'Analisi Transazionale: "Non essere come sei"</b></div><div>In Analisi Transazionale, le <i data-path-to-node="3" data-index-in-node="29">ingiunzioni</i> sono messaggi genitoriali prevalentemente non verbali, veicolati fin dall'infanzia nei momenti di forte tensione o aspettativa. Nel dialogo del video emerge in modo dirompente l'ingiunzione <b data-path-to-node="3" data-index-in-node="231">"Non essere come sei"</b></div></div><div><b data-path-to-node="3" data-index-in-node="231"><br></b></div><div><div><div>L'ingiunzione <i data-path-to-node="0" data-index-in-node="227">"Non essere come sei"</i> — comunemente legata ad altre spinte disfunzionali come <i data-path-to-node="0" data-index-in-node="305">"Non essere all'altezza"</i> o <i data-path-to-node="0" data-index-in-node="332">"Non valere"</i> — affonda le sue radici nella difficoltà dell'adulto di accogliere l'individualità autentica del figlio, con le sue specifiche inclinazioni, tempi di crescita e inevitabili fragilità.</div><div>Quando un genitore proietta le proprie ambizioni o la propria storia sul figlio, trasmette in modo sottile ma pervasivo un'accettazione strettamente condizionata. L'amore e l'approvazione non vengono percepiti come un diritto nativo della persona, bensì come una ricompensa da conquistare attraverso il successo, la prestazione perfetta o la totale aderenza a uno stampo predefinito.</div><div><br></div><div>Nel video, questa dinamica emerge con dolorosa chiarezza. La promessa verbale della madre di voler bene alla figlia per ciò che è, viene drammaticamente smentita dal peso dell'insofferenza e del confronto. Di fronte al rischio di rivelarsi imperfetta e deludere le aspettative, la ragazza non vede altra via d'uscita se non la maschera della bugia. La menzogna non è una scelta di comodo, ma un disperato meccanismo di sopravvivenza emotiva: serve a posticipare il momento in cui l'ingiunzione si manifesterà sotto forma di rifiuto o svalutazione.</div><div>Interiorizzare questo messaggio porta a strutturare un vero e proprio copione di vita paralizzante, in cui il proprio valore personale viene costantemente calibrato sul giudizio altrui. La persona cresce con la convinzione intima di essere sbagliata nella propria essenza, finendo per considerare ogni errore o ritardo nel proprio percorso universitario e personale non come un semplice ostacolo da superare, ma come la conferma definitiva della propria inadeguatezza.</div></div></div><div><b data-path-to-node="3" data-index-in-node="231"><br></b></div><div><b data-path-to-node="7" data-index-in-node="0">Punti chiave di riflessione:</b></div><ul data-path-to-node="8"><li><div><b data-path-to-node="8,0,0" data-index-in-node="0">Il valore della persona oltre la prestazione:</b> Quando un genitore lega la propria stima ai risultati scolastici o lavorativi, il figlio rischia di sviluppare l'idea di valere solo in base a ciò che ottiene, e non per ciò che è.</div></li><li><div><b data-path-to-node="8,1,0" data-index-in-node="0">La menzogna come meccanismo di protezione:</b> Le bugie sugli esami universitari nascono raramente da cattiva volontà; più spesso sono un tentativo disperato di difendersi dal giudizio e dalla paura di deludere le persone amate.</div></li><li><div><b data-path-to-node="8,2,0" data-index-in-node="0">Il confronto paralizzante:</b> Paragonarsi costantemente ai successi dei genitori o dei propri pari genera un senso di inadeguatezza che immobilizza lo studente, trasformando ogni ostacolo universitario in una tragedia personale.</div></li><li><div><b data-path-to-node="8,3,0" data-index-in-node="0">Ricostruire la fiducia:</b> L'inizio della guarigione emotiva e della crescita personale passa attraverso l'accettazione della fragilità, sia da parte dello studente che della famiglia.</div></li></ul></div>]]></description>
			<pubDate>Wed, 11 Oct 2023 14:42:00 GMT</pubDate>
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