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- Le aspettative dei genitori condizionano le scelte esistenziali

Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta


Ognuno di noi ha scritto la storia della propria vita. Cominciamo a scriverla alla nascita. Quando abbiamo quattro anni, abbiamo deciso le parti essenziali della trama.

A sette anni abbiamo completato la storia in tutti i dettagli principali. Da allora sino all'età di circa dodici anni le abbiamo dato dei ritocchi e aggiunto qua e là qualche dettaglio. Nell'adolescenza poi abbiamo riveduto il copione, aggiornandolo con personaggi più aderenti alla vita reale.

Come tutte le storie, la storia della nostra vita ha un inizio, un punto di mezzo e una fine. Ha i suoi eroi, le sue eroine, i suoi cattivi, i suoi protagonisti e le sue comparse. Ha il suo tema principale e i suoi intrecci secondari. Può essere comica o tragica, mozzafiato o noiosa, fonte d'ispirazione o banale.

Ora che siamo adulti gli inizi della nostra storia sono al di fuori della portata della nostra memoria cosciente. Può darsi che a tutt'oggi non siamo consapevoli di averla scritta; e tuttavia in assenza di questa consapevolezza è probabile che vivremo questa storia quale la componemmo tanti anni fa. Questa storia è il nostro COPIONE.

In Principi di terapia di gruppo Berne ha definito il copione «un piano di vita inconscio». Successivamente in Ciao!... E poi? ne ha dato una definizione più completa: «Un piano di vita che si basa su di una decisione presa durante l'infanzia, RINFORZATA DAI GENITORI, giustificata dagli avvenimenti successivi, e che culmina in una scelta decisiva» (p. 272).

L’A.T. sostiene che il bambino rediga un piano specifico della propria vita, più che semplicemente una visione generale del mondo. Questo piano di vita è redatto sotto forma d'azione drammatica, con un suo netto inizio, un punto di mezzo e una fine.


Il piano di vita «culmina in una scelta decisiva». Quando il bambino piccolo scrive la propria vita, ne scrive come parte integrale anche la scena finale. Tutte le altre parti del copione, dalla scena di apertura in poi, sono allora programmate per portare a questa scena finale.

Nel linguaggio tecnico della teoria del copione, la scena finale è chiamata il tornaconto del copione. La teoria dice che quando da adulti noi mettiamo in scena il nostro copione, senza saperlo scegliamo dei comportamenti che ci facciano avvicinare al tornaconto del nostro copione.

Berne definisce il copione «un piano di vita che si basa su una decisione presa durante l'infanzia». In altre parole il bambino decide quale sarà il suo piano di vita.

Esso non è determinato unicamente dalle forze esterne quali i genitori o l'ambiente. Nel linguaggio tecnico dell'A.T esprimiamo questo dicendo che il copione è decisionale.

Ne segue che anche quando bambini diversi vengono allevati nello stesso ambiente essi possono decidere dei piani di vita del tutto diversi.

Nella teoria del copione il termine «decisione» è utilizzato in senso tecnico, diverso dall'usuale significato che troviamo nel dizionario. Le decisioni di copione del bambino non sono prese nel modo riflessivo deliberato che noi associamo alle decisioni prese dall'adulto.

Le prime decisioni derivano da emozioni, e vengono prese prima ancora che il bambino abbia la capacità di parola. Dipendono inoltre da un tipo di esame di realtà diverso da quello effettuato dagli adulti.

Benché non siano in grado di determinare le decisioni di copione di un bambino, I GENITORI POSSONO ESERCITARE UNA FORTE INFLUENZA SU DI ESSE.

Fin dai primi giorni di un bambino I GENITORI gli inviano dei messaggi sulla base dei quali egli forma delle conclusioni su se stesso, sugli altri e sul mondo.

Questi messaggi di copione sono sia non verbali che verbali. Costituiscono la struttura di riferimento in risposta alla quale vengono prese le principali decisioni di copione del bambino.



Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta e Counselor professionista
Formatore e Docente Scuole di Specializzazione in Psicoterapia
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