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- La non interpretazione dei Sogni

Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta
Pubblicato da Massimiliano De Somma in Video · 15 Ottobre 2010
Tags: PsicologoPsicoterapeutaPsicoterapiaNapoliDott.MassimilianoDeSomma


Spesso, quando un paziente racconta un sogno, lo fa con tono piatto e inespressivo. Sembra che la sua stessa storia non gli appartenga e che quello che dice sia privo di interesse, sia incomprensibile, estraneo da sé. Mi guarda come per dire "lo faccio per compiacere". L'idea di base è che un sogno è una fantasia e per questo è irreale, mentre i problemi che ha sono concreti, sta male, ha sofferenze vere.

Il distacco e l'indifferenza nel riferire il sogno, così come il dimenticarlo, sono entrambe tendenze ad alienarsi dalla consapevolezza delle forze "pericolose" che si affacciano alla coscienza, seppur mascherate dietro il linguaggio metaforico del sogno. Dal sogno possono emergere immagini di sé che non corrispondono al proprio Io idealizzato ed anche esperienze dolorose del passato coperte dall'adattamento al proprio modello di vita, che se emergessero porterebbero dolore e umiliazione. Il sogno contiene i nuclei del proprio copione, e affrontarli produce sofferenza.
Naturalmente è proprio il conoscere e rivivere il dolore che porterà al suo superamento. Richiamando alla luce i messaggi nascosti dei nostri sogni li demistifichiamo e riduciamo le possibilità di farci ferire.

Come primo obiettivo quindi mi propongo di far sperimentare al paziente quanto il sogno rappresenti il suo modo di vivere, che si manifesta in uno stato di coscienza diverso da quello dello stato di veglia. Favorisco il contatto con l'esperienza sognata e quindi la prima integrazione tra il sé del paziente e il non sé del sogno, attraverso il riconoscimento che il sogno è la sua stessa esistenza.

Raccontando il sogno in questo modo è facile che il paziente riscopra se stesso e gli aspetti della sua vita, in quell'insieme di immagini raccontate come un'esperienza estranea, come un film visto alla tv.
Un uomo di oltre 40 anni, rinchiuso nel suo ristretto mondo familiare, impaurito da ogni possibilità di uscirne e di allontanarsi, mi racconta un sogno nel quale un canarino giallo cinguetta e svolazza nella sua gabbia. Quando gli suggerisco di aggiungere ad ogni frase del suo racconto "…e questa è la mia vita", il contatto con il suo modo di vivere è immediato. Sperimenta pienamente con tutto il suo essere, la trappola in cui si è messo. Il sogno gli sta dando "un messaggio esistenziale": gli sta comunicando, nel suo particolarissimo linguaggio, come egli stia conducendo oggi la sua vita. È più di una espressione di desiderio, è più di una profezia, è più di una situazione incompiuta. È un messaggio di se stesso a se stesso.
Il sogno quindi viene analizzato come esperienza diretta del paziente piuttosto che interpretato. Il riferirlo al presente, con l'attitudine a considerarlo come aspetto della propria esistenza, permette di riavvicinare le parti alienate del sé e di ristabilire con esse un contatto non mediato dalla interpretazione del terapeuta, ma frutto della propria esperienza.
Inoltre questa modalità suggerisce che il mondo rappresentato nel sogno è attuale, non riproduce solo ciò che è stato ma soprattutto quanto della propria vita è ancora incompiuto.

In base a tutte queste considerazioni ne consegue una particolare modalità di porsi del terapeuta di fronte al sogno del paziente. Parte dalla premessa che l'unico che ne sa qualcosa in proposito è proprio lui, il paziente. Il vero specialista nella comprensione del sogno è chi lo ha sognato. E lui che ne ha costruito la trama e ne possiede i significati: soprattutto ne ha vissuto l'esperienza. Gli strumenti interpretativi sono insufficienti per accedere alla creatività del sogno.

Chiedere al paziente di riportare il sogno nel "qui e ora", narrandolo al presente, interrompe la frattura con il passato e ricorda che l'unico tempo che stà vivendo è quello attuale. Il passato non c'è più e il futuro è soltanto possibile. La ragione profonda è che se vivo consapevolmente la mia esperienza con piena presenza, non c'è scissione tra sperimentatore ed esperienza vissuta. Sono pienamente coinvolto o, detto in altro modo, in profondo contatto. In fondo la nevrosi deriva proprio dalla mancanza di contatto con l'esperienza che vivo. La mente mi imprigiona con i giudizi, i modelli, gli ideali e mi separo sempre più dal bisogno reale. Quando sono pienamente immerso nel qui e ora non c'è più spazio per l'impasse, perché l'unica realtà esistente è quella che sto vivendo, non c'è una approvazione o una disapprovazione, entrambe provenienti dal passato sperimentato o dal futuro paventato sotto forma di fantasia allucinatoria che non mi permette di vivere la realtà del momento.
Mettersi nel presente è un modo per stare in meditazione ma anche per sciogliere il conflitto in modo diretto, immediato, per aprire la strada alle Gestalt incompiute.


Il modo sicuramente più sintetico e creativo per sperimentare insieme il qui e ora e il messaggio esistenziale del sogno, è quello di far vivere le parti del sogno drammatizzandole. Questa modalità favorisce il contatto e la reidentificazione con gli aspetti alienati del sé. Perls considerava ogni elemento del sogno, ogni oggetto, persona, animale, sentimento come parti di se allontanate e sottoposte a proiezione.
Per effetto della proiezione abbiamo disconosciuto, alienato certe parti di noi stessi e le abbiamo messe nel mondo, fuori di noi, piuttosto che averle disponibili come proprio potenziale.
La conseguenza è che viviamo scissi e frantumati.
La proiezione è la conseguenza di una decisione di copione, presa per difendersi da un pericolo che è vissuto in maniera tanto più catastrofica, quanto più il bambino si sente minacciato nella sua esistenza. La possibilità di scampo intuita dal bambino nella primissima infanzia, è di alienarsi eliminando da sé pezzi di sé. L'obiettivo della terapia è di facilitare la reintegrazione.
Se abbiamo lasciato tante parti di noi nel mondo, siamo pieni di buchi, di vuoti da riempire: Gestalt aperte che chiedono completamento. Perls riteneva che in terapia va messa l'attenzione sul fatto che non è attivo ciò che è stato, ma al contrario è attivo proprio ciò che non è stato.
Quello che è stato è un affare compiuto. La situazione incompiuta nel passato, invece, vive ancora nel presente e chiede completamento.
Lo scopo ultimo è di ripristinare il contatto con la consapevolezza interrotta, per reintegrarne i tre livelli di esperienza: sensoriale, emotiva e cognitiva che, procedendo dallo sfondo in primo piano, vengono riacquisiti dalla personalità. L'Io si arricchisce di funzioni prima alienate e l'energia legata che si libera può essere guadagnata dall'Adulto e quindi canalizzata verso comportamenti più produttivi.



Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta e Counselor professionista
Formatore e Docente Scuole di Specializzazione in Psicoterapia
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