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Dott. Massimiliano De Somma
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- Ho smesso di Piangere

Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta

Il problema vero della depressione è che non la puoi raccontare, non la puoi descrivere. È invisibile.
La depressione non è solo tristezza. È fine. Ma come la racconti la fine?
E poi la depressione, come la legge, non è uguale per tutti.
Ci sono forme molto gravi, altre lievi, alcune durano anni, altre passano rapidamente.
Io vi voglio raccontare la mia depressione. È la sola che conosco perché è germogliata dentro di me, è cresciuta, si è sviluppata, mi ha invasa e, grazie a Dio, è morta.
E per quanto sappia benissimo che ogni uomo è unico e irripetibile (e di fronte a certi stronzi, detto fra noi, è veramente una consolazione) posso dire che, almeno, noi depressi ed ex depressi siamo una G.F.I.
Una Grande Famiglia Infelice.
Lacrime e disperazione ci affratellano e ci sostengono ed è bello sapersi in tanti.
Un esercito di depressi potrebbe conquistare il mondo, potrebbe ripopolare il pianeta perché, per dirla con le Sacre Scritture il loro numero era legione.
Quindi: depressi sì, soli no.
Chiunque sia stato depresso, lo sia in questo preciso momento, o abbia in programma di diventarlo, stia tranquillo: sarà in buona compagnia e fra queste righe potrà trovare tutta la comprensione possibile, l’affetto più sincero e una mano tesa.
Perché sì, quello di cui ha bisogno un depresso, prima di tutto, è comprensione.
Ovviamente un ottimo psichiatra e alcuni ettogrammi di pillole a volte possono anche aiutare, ma la comprensione è quella sorta di sedia a rotelle che, lenta ma inesorabile, scricchiolando, accompagna il depresso fuori dal tunnel.
D’altronde, pensateci. Quante persone conoscete in grado di capirvi veramente?
Quante persone avete intorno che si sforzano di comprendervi? Se la risposta è tante, chiudete questa inutile pagina. Se invece pensate che, sotto sotto, non vi capisce nessuno e che siete soli al mondo come un bambino in un orfanotrofio abbandonato in una terra falciata da un’epidemia, proseguite pure.
Perché trovare su questa terra qualcuno che abbia voglia di assumersi la cura di una persona in difficoltà è oro colato, è un ago in un pagliaio, è più unico che raro. E c’avrei un sacco di altri proverbi.
E poi, è giusto dirlo forte e chiaro: il depresso è una palla micidiale. Avere un depresso che si aggira per casa è una iattura, una rottura di coglioni senza pari.
Perciò, chiunque abbia avuto un amico, una famiglia, un vicino di casa che abbia retto la sua depressione e che l’abbia tollerato senza ammazzarlo, può ritenersi molto fortunato. Lo dico perché so cosa sono stata io nel periodo buio.
Sono stata triste, piangente, cupa, noiosa e sporca. Eh sì, anche sporca.
Mi sono lavata molto poco e molto male. Sarà stato perché la depressione mi aveva tolto la voglia di vivere, ma io di sicuro la toglievo al mio prossimo se solo mi avvicinavo controvento. La totale mancanza di libido si era manifestata in tanti modi, fra cui l’assenza di cura del mio corpo, e il sapone non era fra le mie priorità.
Ho campato diversi inverni con un golf che tenevo in casa e col quale andavo a dormire per poi rindossarlo il giorno dopo. Il collo delle mie maglie era giallino.
Cambiavo regolarmente le mutande, ma le calze molto meno. Si vede che le piattole erano distratte, perché sarei stata la loro terra promessa.
Camminavo curva e attraversavo la strada con lentezza esasperante, sperando che qualche automobilista impaziente mi tirasse sotto, invece ho incontrato piloti comprensivi e cortesi.
Evidentemente ci sono in giro molti meno assassini di quanti pensiamo.

.....................

E l’ho fatto.
Sono stata vari anni in analisi, ho fatto incontri buoni e meno buoni, ho sentito dire parole importanti e svariate cazzate, ma adesso che il tempo è passato e che il dolore se n’è andato, vi dico dal più profondo del cuore che sono felice. E so quel che dico quando affermo che metterei l’analisi come materia obbligatoria dalla prima elementare in tutte le scuole, perché penso che se fin da piccoli avessimo gli strumenti per essere critici nei confronti della nostra vita, sapremmo costruirci un futuro più consapevole e meno pieno di errori. Quindi di dolore. E se crescessimo con la capacità di mettere in discussione tutto ciò che ci circonda e chi abbiamo vicino, sapremmo costruire per noi stessi la vita che veramente vogliamo e non quella che il mondo prefabbrica per noi.
Direi tutto ciò anche davanti a un plotone d’esecuzione perché ci credo.
“Conoscere per deliberare” diceva Einaudi e aveva ragione.
Questo mondo ci intorta fin da piccoli con troppe regole, spesso idiote. Ci inquadra per zittirci, per farci stare buoni. E ci fa crescere per essere soggetti che consumano e basta. Così, magari mandiamo avanti l’economia, ma non la nostra vita, che rimane al palo.
E l’homo non è più tanto sapiens.
L’analisi mi ha reso molto più critica. Con me stessa e con gli altri.
Anche, anzi soprattutto, con quelli che amo, insegnandomi così ad amarli meglio.
Mi ha aiutato a sapere di me tante cose che ignoravo e ora posso tranquillamente sfoggiare tre o quattro Veroniche che non sapevo di essere.
Questo mi rende più forte, più consapevole e più felice.


(Veronica Pivetti)



Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta e Counselor professionista
Formatore e Docente Scuole di Specializzazione in Psicoterapia
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