+

PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA: Dott. Massimiliano De Somma - PSICOTERAPIA NAPOLI - Rassegna stampa - Viaggio nell'Opg di Aversa - Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta

Vai ai contenuti

Menu principale:

Documenti > Rassegna stampa

NerosuBianco 23/12/2001



Ce ne sono 6 in tutta Italia. Un misto di carcere e di ospedali psichiatrici. NerosuBianco alla ricerca dei pro e dei contro di queste strutture
Viaggio nell'Opg di Aversa



“Ne esistono 6 in tutta Italia, si chiamano Ospedali psichiatrici giudiziari ma sono purtroppo comunemente conosciuti come carceri, eliminando di fatto le distanze tra un ospedale ed un istituto penitenziario. Sarà perché gli Opg sono da sempre una struttura ambigua difficile da catalogare, dove la psichiatria si scontra duramente e quotidianamente con la realtà giudiziaria. Queste le cause per cui sono oramai da anni in forte crescita dibattiti che vorrebbero finalmente vederli chiusi, perché strutture incapaci di garantire il superamento della malattia mentale e la promozione della reintegrazione sociale di chi ne è imprigionato“. Di questo ne sono convinti tutti gli operatori del settore, che lottano da tempo contro la burocrazia nel tentativo di vedere finalmente realizzato il principale obiettivo: la  “sanitarizzazione“ degli ospedali psichiatrici giudiziari, e dunque la fine di quello che molti definiscono il mostro dentro casa. Così, sarà proprio nel comune normanno (dopo la già precedente istituzione del primo manicomio civile italiano “Santa Maria Maddalena“) che verranno segnate le principali tappe della storia che condurranno all’istituzione di una struttura per malati di mente, il primo Opg italiano. Prima di diventare tale però, esso fu inizialmente istituito nell’antica casa penale per gli invalidi, con la denominazione di “Sezione per maniaci “, accogliendo un primo nucleo di 19 pazzi criminali. Il locale in origine era il convento di S. Francesco da Paola, così dapprima venne destinato in alloggio militare, poi fu adibito nel 1812 a “Casa correzionale della provincia”,  per  essere in un secondo momento, trasformato in “Deposito di Mendicità“ e solo nel 1849, divenne carcere. Prima della grande svolta fu però adibito come carcere succursale di S. Maria Capua Vetere, e nel 1859 divenne  “Casa di forza“ per le condannate della provincia di Napoli e di Terra di Lavoro, e succursale della provincia dei due principati d’Abruizzo e del Molise. Sarà infine nel 1876 che lo troveremo come sezione per maniaci. Al medico Filippo Saporito, (il più grande studioso di antropologia criminale che costruì il suo lavoro sulla base delle teorie criminologiche di Virgilio e Lombroso)  verrà assegnato il ruolo di direttore, e sarà proprio da lui che discenderà il nome della struttura, che, grazie a costui diventerà un  “manicomio giudiziario modello“ rinnovato nell’aspetto statico, nelle cure agli ammalati e nell’organizzazione amministrativa.

“Bisogna studiare i criminali perché il più delle volte sono malati, rieducarli perché spesso sono perversi, prevenirli perché quasi sempre sono emendabili“. Parole che nascevano dalle convinzioni del Saporito e che prendevano forma nel suo operato quotidiano. Ancora oggi però queste frasi riescono a fare eco e a mettere d’accordo gli operatori che lavorano nell’Opg aversano (che conta un numero di ricoverati che oscilla in media dai 160 ai 180). Primo fra tutti l’attuale direttore Adolfo Ferraro, che in un’intervista sottolineava l’inesistenza dell’incurabilità, e la possibilità attraverso il supporto di opportune metodologie, compresa la formazione degli agenti di polizia penitenziaria, di curare la malattia mentale, per dare a tutti il diritto di continuare a svolgere una vita sociale oltre le celle. “La sicurezza sociale, è certamente un servizio che lo Stato e noi operatori dobbiamo garantire, ma per uscire dall’ambiguità bisogna superare innanzitutto i pregiudizi e gli stereotipi che vedono questo luogo esclusivamente come il contenitore del crimine e dell’orrore“. Così sostiene Ferraro, ed in linea con questi presupposti, spinto dal desiderio di redimere i suoi ricoverati, ha istituito circa tre anni fa con la sua venuta, una ricca serie di attività trattamentali. Nascevano dunque i primi laboratori di espressione del colore, le prime attività teatrali curate da Anna Gioia Trasacco, la creazione della rivista bimestrale “La storia di Nabuc“ edita interamente dagli internati e curata dal dottor Massimiliano De Somma, che è tra l’altro anche il realizzatore del sito internet, www.opgaversa.it, nato per rompere simbolicamente quel muro che divide il dentro dal fuori. Vengono organizzate poi, le partite di calcio nella bella stagione, la  coltivazione dei campi e la cura degli animali dell’area verde attraverso la quale si promuoveva lo sviluppo dell’ergoterapia (terapia del lavoro) che favorisce la costituzione di gruppi di ascolto dove ci si confronta a vicenda, ed una serie di corsi di formazione regionali. Questi i primi obiettivi, ai quali si affianca oggi un protocollo d’intesa stipulato tra il  “Saporito“, l’Opg  Sant’Eframo di Napoli, l’Asl Na2, e l’Asl Ce2,  presentato il 6 aprile scorso in occasione della giornata mondiale della salute promossa dall’OMS, con il quale, ogni Asl ha il compito di occuparsi attraverso delle collaborazioni interne-esterne, dei malati appartenenti al loro distretto ed internati nei 6 Opg italiani. Sono circa 115 infatti, il numero totale degli ospiti campani ricoverati in questi ultimi. Un primo passo dunque verso il principio di regionalizzazione, che fa da portabandiera per le altre Asl, e rivolto essenzialmente alla creazione di una rete operativa fra istituzioni e territorio.

L’Opg dunque non solo contenitore di malattia mentale, ma luogo che con fatica promuove da circa 4 anni incontri che si formalizzano con giornate nazionali di studi, alle quali presiedono esperti, studiosi e figure rappresentative del mondo psichiatrico e giudiziario. Un obiettivo, quello di Ferraro che trova le sue legittimazioni nell’esigenza di creare momenti di confronto interdisciplinare, per affrontare temi di attualità, capaci di apportare approfondimenti allo studio delle malattie mentali.  Anche quest’anno in linea con alcune tematiche di scottante attualità si è tenuta la conferenza nazionale dal titolo “Le perversioni“ svoltasi nella due giorni del 30 novembre e 1 dicembre scorso, con il patrocinio della cattedra “R“ di Medicina legale della II Università di Napoli, della II scuola di specializzazione in Medicina Legale della II Università di Napoli, e della Società Italiana di Psichiatria. Un tema che si è rivolto dunque a tutte quelle manifestazioni psicopatologiche delle tendenze istintive, che si manifestano con anomalie del comportamento.  Perversioni intese perciò, come desiderio che sbaglia oggetto. L’incontro ha visto attorno alla tavola rotonda il direttore Adolfo Ferraro, il vice direttore del “Saporito“ Salvatore De Feo, ed una ricca crema di studiosi provenienti da tutta la penisola, quali, Francesco Bruno, Goffredo Sciandone, Silvestro La Pia, Sarantis Thanopulos, Antonello Crisci, Giancarlo Nivoli, Franco Scarpa, Simonetta Costanzo, Emilia Costa, Mario Jannucci, Luigia Culla, Mario Maj, e padre Giuseppe Mattai. Nelle due giornate di studi alle quali hanno partecipato un folto pubblico, si è discusso di piromania, omicidi gay romani, terrorismo e  kamikaze. Si è trattato inoltre di una nuova forma di perversione sessuale emergente: il cybersex, ancora, della capacità di intendere e di volere nelle perversioni, della transessualità, e della perversione sotto il profilo etico religioso vista secondo alcuni come abbandono della fede. Un momento di intensa riflessione che ancora una volta riesce a mettere d’accordo tutti sull’esigenza di non chiudere la porta ad un problema  che incombe costantemente nella nostra società, dimostrato dalla sua insistenza sulla stampa quotidiana. Le relazioni presentate durante il convegno saranno pubblicate nel prossimo numero di “Interazioni“ la rivista scientifica del Saporito, che uscirà nella prossima primavera.

Teresa Grandioso



Napoli - Via Santo Strato a Posillipo, 14

Telefono:  081 18 85 76 18  

Sant'Antimo (NA) - Via Antonio Gramsci, 12

Cellulare:     338 744 58 62  

Torna ai contenuti | Torna al menu