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PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA: Dott. Massimiliano De Somma - PSICOTERAPIA NAPOLI - Rassegna stampa - "La storia di Nabuc", il re pazzo che guarì - Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta

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L'Unità 01/06/2002



“La storia di Nabuc”
il re pazzo che guarì



«Non vi parleremo di cancelli, di follia o di sofferenza. Vogliamo non pensare al perché siamo finiti qui e dimenticare le cure non fatte quando ancora eravamo in tempo». Parlano gli internati dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. La loro rivista si chiama "La storia di Nabuc", in onore di Nabucodonosor, il re di Babilonia impazzito per superbia, ma guarito sette anni dopo. «L’abbiamo scelto come nostro Re, perché porti a voi la nostra voce: abbiamo ancora poesia, fantasia e speranza da regalare a voi che ci leggete».

Il manicomio giudiziario di Aversa (rinominato “ospedale psichiatrico giudiziario” dopo la riforma del ’75) è un grande complesso di 80 mila metri quadrati. Il nucleo originario risale al ‘500, gli ultimi edifici sono dei primi del ‘900. Attualmente ospita circa 190 internati. «E’ l’istituto più antico e più doloroso d’Italia», afferma Adolfo Ferraro, psichiatra e direttore dell’ospedale dal gennaio ’97 e aggiunge: «uscire da qui è difficilissimo, arrivi e ci muori, perché nessuno è disposto ad accoglierti all’esterno».

Negli ultimi anni il direttore ha avviato una ricca serie di iniziative “risocializzanti”. All’interno dell’ospedale ci sono reparti senza guardie, corsi di teatro e incontri di musicoterapia. Alcuni internati si occupano inoltre della cura di animali in via di estinzione. La struttura può contare solo su tre educatori, «per fortuna molto motivati». E così l’80 per cento degli “ospiti” riesce a partecipare alle varie attività trattamentali (un dato eccezionale nella media italiana).

Adolfo Ferraro spiega che «ad Aversa siamo oberati da persone che non possono essere considerate delinquenti. La loro patologia mentale, così come il reato commesso, sono solo una conseguenza inevitabile dei traumi vissuti (spesso si tratta di persone maltrattate in famiglia)». Secondo il direttore «gli uomini si ammalano se vengono a mancare i loro spazi, tempi e relazioni». E in una istituzione chiusa «gli spazi e i tempi non sono i tuoi e le relazioni sono alterate in orizzontale (tra compagni) e verticale (con le guardie)».

Tra le numerose iniziative, nell’aprile del ’97, è nato il giornale dell’istituto, La Storia di Nabuc, insieme a un supplemento scientifico (Interazioni). La rivista esce due volte al mese, è interamente finanziata dall’istituto e dagli abbonamenti esterni (attualmente sono a quota 300). Il caporedattore è uno psicologo volontario, Massimiliano De Somma. «Sulla rivista scrivono gli internati», racconta il direttore, «in ogni reparto c’è un corrispondente locale che raccoglie e traduce le varie esigenze. Il giovedì pomeriggio si riunisce il comitato di redazione, al quale partecipano gli stessi internati e uno staff di psicologi e operatori sanitari».

Il giornale accoglie, «senza alcuna censura», i racconti, le poesie, le lamentele e gli sfoghi di tutti coloro che vivono in istituto. Nel numero zero L.P. scrive al direttore: «Signor dirigente di questo istituto, faccio presente alla Signoria Vostra che non sono né pazzo, né scemo o tantomeno menomato. Per cui la prego di non farmi diventare tale, ma di farmi curare i dolori alla testa e agli occhi e di non tenermi insieme a personaggi pericolosi. Grazie».


Vladimiro Polchi



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