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Dott. Massimiliano De Somma
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Il Corriere di Caserta  02/04/2001



I degenti e gli operatori dell'ospedale psichiatrico giudiziario hanno stilato un documento
Diritti e... rovesci dei malati di mente


 
Negli ultimi tempi sembra divenuto un vero e proprio dramma aprire il giornale la mattina,  ed è difficile non rimanere agghiacciati dal solito refrain, dell’ennesimo caso di matricidio, o dagli approfondimenti quotidiani che ormai si sono spudoratamente accaniti contro la storia di Novi Ligure, o sul caso genovese dell’uomo prosciolto dopo un anno, per l’uccisione della madre, per la mancata responsabilità del reato, solo perché qualche giudice si è preso la briga di rimettere in strada un individuo potenzialmente pericoloso per la società, eppure una donna è morta. Questo l’argomento trattato in un ultima riunione di redazione della Storia di Nabuc, il giornalino scritto interamente dagli internati dell’O.P.G. di Aversa, aiutati dal Caporedattore, Massimiliano De Somma, dove, dopo la visione della registrazione della puntata di Bruno Vespa dal titolo ”Figlio mio perché mi uccidi?” gli internati sono stati invitati ad esprimere delle proprie considerazioni, circa gli ultimi casi di cronaca, di cui molti di loro hanno fatto esperienza personale. Sono diversi infatti gli internati reclusi per questo tipo di delitto. Si parla spesso dei diritti del cittadino di essere difeso dalle istituzioni, ma chi si prende le responsabilità di difendere i diritti dei malati di mente, che pure molte volte sono il risultato dell’incoerenza della società? Proprio questi ultimi, infatti, si sono riuniti l’8 febbraio in un aula dell’O.P.G. di Aversa, per sancire a scopo provocatorio e in via del tutto informale, una Dichiarazione dei Diritti del Malato di Mente, anche in vista della prossima Giornata mondiale della Salute, dedicata alla Salute Mentale, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che quest’anno si terrà per l’appunto, nel mese di Aprile, a Napoli. Dichiarazione che tra l’altro è stata pubblicata sul 14° numero della Storia di Nabuc, uscito nel mese di marzo dal titolo “Diritti e Rovesci” dove appare evidente il doppio senso. “Diritto alla riabilitazione, alla terapia psicologica individuale, ad un vitto decente, al reinserimento sociale, al lavoro, all’amore, alla comunicazione, alla libera espressione, a parlà comm’  cià fatto mamma, diritto al diritto e pure al dovere, sono solo belle parole scritte chissà dove. Se continuate a fare così, quando esco se esco, lo rifarò ancora”. Questa è la considerazione di un internato che tanto malato di mente non sembrerebbe, per aver compreso, un problema sperimentato sulla propria pelle, ma che molti uomini ai quali viene delegato, partendo dal giudice al semplice psicologo, fanno finta di non capire, di quanto invece, la riabilitazione, quella vera, che non veda l’O.P.G. come un parcheggio, dove sostare le proprie paure, urge a molti malati che urlano un diritto di vita, e di riscatto. Intando si sta parlando con insistenza di un processo di superamento degli ospedali giudiziari che passi attraverso l’affidamento dei degenti alle ASL di appartenenza.

Teresa Grandioso




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