Dott. Massimiliano De Somma

Psicologo Psicoterapeuta

 

 

Internet Addiction Disorder

 

Come ogni altra innovazione tecnologica, Internet consente sotto molti aspetti un miglioramento nella vita delle persone, ma allo stesso tempo rappresenta anche un pericolo per chi non ne sappia usufruire in maniera adeguata. E' ormai assodato che l’uso eccessivo di Internet porta progressivamente delle difficoltà soprattutto nell'area relazionale dell'individuo, il quale viene assorbito dalla sua esperienza virtuale, rimanendo “agganciato” alla Rete (Jamison, 2000).

Nel 1995 Ivan Goldberg, osservando questa nuova realtà, propone ironicamente di introdurre nel DSM una nuova sindrome: l’Internet Addiction Disorder, indicando i criteri diagnostici utili al riconoscimento di tale disturbo.

Questo gesto ironico e provocatorio ha avuto un sorprendente impatto in ambito clinico, tanto che molti psichiatri e psicologi hanno iniziato a pensare che Goldberg potesse avere ragione, che veramente fosse possibile sviluppare una dipendenza nei confronti della rete così come per la droga o l’alcol. Da allora si è scatenato un dibattito non ancora concluso, dato che molti autori, pur riconoscendo che l’abuso di Internet conduce a conseguenze molto negative, rifiutano l’idea che si possa parlare di una vera e propria dipendenza.

Essi sostengono che tale ipotesi non è stata ancora provata da valide ricerche scientifiche e, considerare l’uso eccessivo della Rete alla stregua di un disturbo psichiatrico primario, potrebbe essere fuorviante per l’intervento clinico (Huang M.P., Alessi n. E., 1997).

Uno degli studi pionieristici su questo fenomeno è quello di Brenner (1996). Egli conduce un’inchiesta on-line dalla quale risulta che i soggetti riportano una media di 19 ore a settimana di collegamento ad Internet e oltre dieci segni d’interferenza nel funzionamento della vita quotidiana. L’80% del campione presenta almeno cinque di questi segni, tra cui incapacità di amministrare il tempo, perdita del sonno e dei pasti, etc. Questi numeri fanno pensare che qualche problema correlato all’uso della rete sia normale e non necessariamente imputabile allo sviluppo di una dipendenza.

Se da un lato alcuni autori oppongono ancora resistenze al concetto di dipendenza senza sostanze, altri sostengono oggi di poter parlare a tutti gli effetti di dipendenze comportamentali (Alonso-Fernandez, 1999) e di technological addictions (Griffiths, 1995).

Griffiths (1997) sostiene che le dipendenze da prodotti tecnologici, tra cui Internet, condividono con le dipendenze da sostanze alcune caratteristiche essenziali:

� Dominanza (salience): L’attività o la droga dominano i pensieri ed il comportamento del soggetto, assumendo un valore primario tra tutti i suoi interessi;

� Alterazioni del tono dell’umore: l’inizio dell’attività o l’assunzione della sostanza provoca cambiamenti nel tono dell’umore, il soggetto può esperire un aumento di eccitazione o maggiore rilassatezza come diretta conseguenza dell’incontro con l’oggetto della dipendenza;

� Tolleranza: bisogno di aumentare progressivamente la quantità di droga o l’attività per ottenere l’effetto desiderato;

� Sintomi d’astinenza: malessere psichico e/o fisico che si manifesta quando s’interrompe o si riduce il comportamento o l’uso della sostanza;

� Conflitto: conflitti interpersonali tra il soggetto e coloro che gli sono vicini, e conflitti intrapersonali interni a se stesso, a causa del suo comportamento dipendente;

� Ricaduta: tendenza a ricominciare l’attività o l’uso della droga dopo averla interrotta.

Schaffer (1995) a questo proposito sostiene che, “come leggere e collezionare francobolli, i computer sono psicostimolanti e una certa parte della popolazione può sviluppare una dipendenza in risposta ad essi”.

Un uso maladattivo di Internet, che conduce a menomazione o disagio clinicamente significativi come manifestato da tre (o più) dei seguenti, che ricorrono in qualunque momento dello stesso periodo di 12 mesi:

1. Tolleranza, come definito da ognuno dei seguenti:· Il bisogno di aumentare la quantità di tempo di collegamento ad Internet per raggiungere l'eccitazione desiderata· Un effetto marcatamente diminuito con l'uso continuato della stesso quantità di tempo su Internet.

2. Astinenza, come manifestato da ciascuno dei seguenti:· I criteri caratteristici della crisi d'astinenza:1. L'interruzione (o la riduzione) dell'uso prolungato e pesante di Internet2. Due (o più) dei seguenti, che si sviluppano da diversi giorni ad un mese dopo l'interruzione del comportamento:o agitazione psicomotoriao ansiao pensiero ossessivo circa ciò che sta succedendo su Interneto fantasie o sogni su Interneto movimenti volontari o involontari di battitura a macchina con le dita.

3. I sintomi al criterio 2 causano disagio o menomazione nell'area sociale, occupazionale o in qualche altra importante area di funzionamento.

L'uso di Internet o di simili servizi in rete viene impiegato per alleviare o evitare i sintomi di astinenza. Si accede spesso ad Internet con più frequenza e per periodi di tempo più lunghi di quanto era stato preventivato · Persistente desiderio o tentativi falliti di cessare o controllare l'uso di Internet. Una grande quantità di tempo spesa in attività legate all'uso di Internet (per esempio effettuare prenotazioni su Internet, cercare nuovi browser nel Web, ricercare fornitori su Internet, organizzare files o scaricare materiale). Importanti attività sociali, lavorative o ricreative vengono sospese o ridotte a causa dell'uso di Internet. L'uso di Internet continua nonostante la consapevolezza di avere persistenti o ricorrenti problemi fisici, sociali, occupazionali o psicologici, i quali molto probabilmente sono stati causati o esacerbati dall'uso di Internet (perdita del sonno, difficoltà coniugali, ritardi negli appuntamenti del primo mattino, negligenza nei doveri professionali, oppure sentimenti di abbandono negli altri significativi.

La dipendenza da Internet è stata molto spesso assimilata al Gioco d’Azzardo Patologico, proprio per la somiglianza che i due disturbi presentano nella fenomenologia e nelle conseguenze disastrose a cui conducono. Kimberly Young (1996), una delle prime autrici che si è interessata a questo fenomeno, conduce una ricerca on-line, allo scopo di valutare l’esistenza di una dipendenza dalla Rete e di studiare i problemi ad essa correlati.

Dalla ricerca risultano 396 soggetti dipendenti e 100 non-dipendenti. L’analisi qualitativa mostra differenze significative nell’uso di Internet da parte dei due gruppi. I soggetti dipendenti, per esempio, spendono otto volte di più delle ore a settimana spese dai non-dipendenti; inoltre i primi tendono ad incrementare progressivamente il tempo di collegamento, al contrario dei secondi. Questo potrebbe essere interpretato come un indicatore della tolleranza che si sviluppa nelle tossicodipendenze. L’autrice nota anche una differenza nelle applicazioni maggiormente utilizzate: i dipendenti preferiscono le chat-rooms ed i giochi di ruolo virtuali, cosiddetti MUD’s, mentre i non-dipendenti usano prevalentemente il servizio di posta elettronica e la ricerca di informazioni tramite WWW.

L’elemento fondamentale che emerge dalla ricerca è comunque che, mentre i normali utenti non riportano interferenze nella vita quotidiana e vedono Internet come una risorsa, i soggetti dipendenti subiscono da moderati a gravi problemi, a causa dell’abuso della Rete (Young, 1996). Tali problemi sono di varia natura e si manifestano in diversi ambiti della sfera personale:

- nell’ambito relazionale e familiare. Aumentando progressivamente le ore di collegamento, diminuisce il tempo disponibile da dedicare alle persone significative e alla famiglia. Il virtuale acquista un’importanza maggiore della vita reale, dalla quale il soggetto tende ad estraniarsi sempre di più, arrivando anche a trascurare gli oneri domestici. Si riportano addirittura casi in cui madri dimenticano di andare a prendere i figli a scuola e di preparare loro i pasti (Young, 1999). Il matrimonio viene spesso compromesso a causa dei frequenti rapporti amorosi che nascono in Rete e che a volte si concretizzano in vere e proprie relazioni extraconiugali;

- nell’ambito lavorativo e scolastico. L'eccessivo coinvolgimento nelle attività di Rete distoglie l'attenzione dal lavoro e dalla scuola. Inoltre i collegamenti esageratamente prolungati, addirittura anche durante le ore notturne, portano allo sconvolgimento del regolare ciclo sonno-veglia e ad una stanchezza eccessiva, che invalida il rendimento scolastico e professionale;

- nell’ambito della salute. La dipendenza da Internet provoca numerosi problemi fisici che possono insorgere stando a lungo seduti davanti al computer (disturbi del sonno, irregolarità dei pasti, scarsa cura del corpo, mal di schiena, stanchezza degli occhi, mal di testa, sindrome del Tunnel Carpale);

- dal punto di vista finanziario. Questi si presentano soprattutto nei casi in cui il soggetto partecipa ad aste, commercio on-line e gioco d’azzardo virtuale. Comunque i problemi economici possono anche scaturire dai costi dei collegamenti, che in alcuni casi raggiungono la durata di cinquanta ore settimanali. Un’altra attività che può compromettere la stabilità finanziaria è la fruizione di materiale pornografico: molti siti di questo tipo richiedono il numero della carta di credito all’utente che li vuole visitare.

 

Caretti individua una patologia specifica legata all’utilizzo smodato della Rete: la Trance Dissociativa da Videoterminale, un disturbo caratterizzato da alterazioni dello stato di coscienza, depersonalizzazione e perdita del senso della identità personale.
Alcune caratteristiche fondamentali di Internet, quali l’anonimato e l’assenza di vincoli spazio-temporali, offrono la possibilità di vivere un’esperienza particolare, simile al sogno.

In questo senso la rete diventa uno spazio psicologico in cui il soggetto proietta i propri vissuti e le proprie fantasie. Questo spazio può facilmente prevaricare sulla vita reale, contribuendo allo sviluppo di una vera e propria dipendenza dal mondo virtuale.

Le numerose attività che si possono svolgere on-line fanno sì che l’Internet Addiction Disorder non sia una categoria omogenea di disturbi, ma si manifesti sotto varie forme:

1. Cybersexual Addiction: uso compulsivo di siti dedicati al sesso virtuale e alla pornografia. La dipendenza dal sesso virtuale è uno dei più frequenti sottotipi dell’ Internet Addiction: si stima che un soggetto su cinque dipendenti dalla Rete sia impegnato in qualche forma di attività sessuale on-line (Young, 1998). Le attività di cybersex principalmente svolte sono: flirtare on-line (57%) e l’instaurazione di relazioni amorose (42%), nel 50% dei casi avvengono anche contatti telefonici, mentre solo in minima parte (31%) queste relazioni divengono reali e giungono ad un vero e proprio rapporto sessuale al di fuori della Rete (Young, 1999).

2. Cyber-Relational Addiction: la tendenza ad instaurare relazioni amicali o amorose con persone incontrate on-line. Le applicazioni maggiormente utilizzate da questi soggetti saranno quindi le e-mail, ma soprattutto le chat ed i newsgroup. Progressivamente le relazioni virtuali divengono più importanti di quelle reali ed il soggetto si isola, vivendo in un mondo parallelo, popolato da persone idealizzate. Anche in questo tipo di dipendenza gioca un ruolo molto importante l’anonimità, che permette di presentarsi agli altri con identità del tutto inventate, sulla base dei desideri più profondi.

3. Net Compulsions: i tre principali comportamenti compulsivi che si possono mettere in atto tramite Internet sono:

� Gioco d’azzardo,
� Partecipazione ad aste on-line;
� Commercio in Rete;

Queste attività hanno diverse caratteristiche in comune: la competizione, il rischio ed il raggiungimento di una immediata eccitazione (Ritchie, 1999).

Young sostiene che partecipare ad un’asta è come giocare d’azzardo: “E’ l’eccitazione di vincere il prezzo” (Goldberg, 1999) Le persone che sviluppano una dipendenza per una di queste attività, subiscono problemi finanziari gravi.

4. Information Overload: la ricerca di informazioni tramite la “navigazione” sul World Wide Web. Il bisogno di reperire informazioni sta diventando un problema per molte persone, lo dimostra una ricerca chiamata “Glued to the Screen: An investigation into information addiction worldwide.” (1997). Essa si basa su un campione di 1000 persone provenienti dal Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Singapore ed Hong Kong; i risultati mostrano che circa il 50% dei soggetti intervistati passa molto tempo a ricercare informazioni sulla Rete ed il 54% sperimenta un senso di eccitazione quando riesce a trovare ciò che stava cercando. Young commenta: “Internet semplicemente alimenta la mentalità americana del “fast food” nei confronti dell’informazione. La gente desidera ardentemente essere sempre al corrente ed avere accesso alle informazioni, tanto che poi si trova intrappolata in enormi scorpacciate di notizie.” (1997, pag.2).

5. Computer Addiction: la tendenza al coinvolgimento in giochi virtuali, come per esempio i MUD’s, giochi di ruolo interattivi in cui il soggetto partecipa costruendosi un’identità fittizia. L’anonimato consente di esprimere se stessi liberamente e di inventare dei personaggi che sostituiscono la vera personalità dell’individuo. E’ come nel teatro greco: gli attori indossano delle maschere per interpretare vari personaggi, che poi si toglieranno una volta scesi dal palco scenico. Su Internet si possono sperimentare sé alternativi e costruirsi una vita parallela, che può essere così coinvolgente e gratificante da assumere un’importanza addirittura maggiore di quella reale. Il soggetto vive così una sorta di sdoppiamento, intrappolato nel bisogno di uscire dalla propria vita quotidiana per trasformarsi nel personaggio virtuale, sul quale proietta tutti i suoi desideri e le sue illusioni (Oliverio Ferraris e Malavasi, 2001).

 

Alla luce di questa breve trattazione dell’Internet Addiction Disorder, possiamo osservare che la Rete possiede caratteristiche allettanti in particolare per quei soggetti con bassa autostima o con difficoltà relazionali: la dimensione dell’anonimato, che favorisce la disinibizione, la possibilità di trovare supporto sociale on-line e di creare identità parallele a quella reale, possono facilmente rappresentare fattori di rischio per lo sviluppo di una vera e propria dipendenza da Internet.

 

tratto da: www.siipac.it