PSICOLOGO PSICOTERAPEUTA: Dott. Massimiliano De Somma - PSICOTERAPIA NAPOLI - Che terapia è questa? - Psicoterapia Napoli: Dott. Massimiliano De Somma - Psicologo Psicoterapeuta

Dott. Massimiliano De Somma
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CHE TERAPIA È QUESTA?


Da un po' di tempo gli amici mi chiedevano che tipo di terapia stessi seguendo. Erano tutti talmente sorpresi da quello che raccontavo del mio psicoterapeuta e di che cosa succedesse in studio, che non riuscivano a incasellare il suo modo di lavorare in nessun modello terapeutico di loro conoscenza. E, perché negarlo, nemmeno io ci riuscivo.
Così quando arrivai quel pomeriggio, approfittando del fatto che i miei problemi se ne stavano più o meno tranquilli, chiesi al mio psicoterapeuta che terapia fosse quella che lui utilizzava.
«Che terapia è questa? E che ne so! Sarà poi terapia?» mi rispose.
«Che sfortuna!» pensai. «Oggi ha uno di quei giorni ermetici in cui è inutile sperare di ottenere una risposta.»
Eppure continuai ad insistere.
«Sul serio. Voglio sapere.»
«Perché?»
«Per imparare.»
«E a che cosa ti servirebbe sapere che tipo di terapia è questa?»
«Non ho via di scampo, vero?» dissi intuendo il seguito.
«Via di scampo? Perché, vorresti scappare?»
«Sai, mi dà fastidio non poterti fare domande. Quando ne hai voglia, mi dai tutte le spiegazioni di questo mondo, ma quando non ti va è impossibile cavartí una sola risposta. Non è giusto!»
«Sei arrabbiato?»
«Si! Sono arrabbiato!»
«E che cosa te ne fai della tua rabbia? Che cosa intendi fare della furia che senti? Te la metti addosso?»
«No, ho voglia di gridare. Vaffanculo!»
«Grida di nuovo.»
«Vaffanculo!»
«Di nuovo, di nuovo.»
«Vaffanculo!»
«Va' avanti. Con chi ce l'hai? Va' avanti!»
«Vaffanculo! Stupido ciccione! Vaffanculo!»

Il mio terapeuta mi  guardò in silenzio mentre riprendevo fiato; piano piano la mia respirazione riacquistava un ritmo normale.
Qualche minuto dopo aprì bocca: «Questo è il tipo di terapia che seguiamo. Una terapia che serve a capire che cosa ti stia succedendo in ogni momento. Una terapia volta a fendere squarci nelle tue maschere per fare uscire il vero te.
Una terapia, in un certo senso, unica e indescrivibile, perché costruita sulla struttura di due persone uniche e indescrivibili: me e te. Due persone che di comune accordo hanno deciso di prestare maggiore attenzione, per ora, al processo di crescita di una di loro: tu.
Una terapia che riconosce di poter aiutare alcune persone a curarsi da sole. Una terapia che non intende suscitare nessuna reazione ma semplicemente agire da catalizzatore, in modo da accelerare un processo.
Insomma, una terapia che dà maggiore importanza al sentire piuttosto che al pensare, al fare piuttosto che al pianificare, all'essere piuttosto che all'avere, al presente piuttosto che al passato o al futuro.»

«Questo è il problema: il presente» risposi. «E questa è la differenza rispetto alle terapie che ho seguito in precedenza: l'enfasi che viene posta sulla situazione attuale. Tutti gli altri terapeuti che ho conosciuto o di cui mi hanno parlato si interessano del passato, delle motivazioni, delle origini del problema. Tu non ti occupi di tutto questo. Se non sai in quale punto hanno iniziato a complicarsi le cose, come fai ad aggiustarle?»

«Per abbreviare, debbo allungare. Vediamo se riesco a spiegarmi. Nell'universo della terapia psicoanalitica esistono più di duecentocinquanta metodi terapeutici più o meno collegati ad altrettante posizioni filosofiche.
Queste scuole sono tutte diverse tra di loro: per ideologia, per metodologia o per punti di vista. Ma credo che tutte tendano a un unico fine: migliorare la qualità della vita del paziente. Magari non potremo metterci d'accordo su che cosa significhi per ciascun terapeuta "migliorare la qualità della vita"... Comunque... andiamo avanti!
Queste duecentocinquanta scuole si raggruppano in tre grandi correnti di pensiero, a seconda dell'accento che ogni modello psicoterapeutico pone sull'esplorazione delle problematiche del paziente: in primo luogo, le scuole che si concentrano sul passato. In secondo luogo, quelle che si concentrano sul futuro. E infine le scuole che si concentrano sul presente.

La prima corrente, lungi dall'essere la più frequentata, comprende tutte le scuole che partono, o funzionano come se partissero dall'idea che un nevrotico è un individuo che una volta, tanto tempo fa, quando era piccolo, ha avuto un problema e da allora ne sta pagando le conseguenze. Quindi il lavoro consiste nel recuperare tutti i ricordi della storia passata del paziente fino a trovare le situazioni che hanno dato origine alla sua nevrosi. Poiché questi ricordi, secondo gli analisti, vengono "repressi" nell'inconscio, occorre frugare al suo interno per cercare i fatti che sono rimasti “sepolti”.
L'esempio più lampante di questo modello è la psicoanalisi ortodossa. Tali scuole vengono identificate come quelle che cercano il "perché".
Molti analisti, per come la vedo io, credono che sia sufficiente trovare la motivazione di un sintomo; insomma, se il paziente scopre perché fa quello che fa, se si rende consapevole dell'inconscio, allora tutto il meccanismo inizierà a lavorare correttamente.
La psicoanalisi, per parlare della scuola più diffusa, ha come sempre vantaggi e svantaggi.
Il vantaggio fondamentale è che non esiste, o non credo che esista, alcun modello terapeutico che offra una conoscenza così profonda dei propri processi interiori. Nessun altro modello è in grado di raggiungere il livello di autoconoscenza cui si giunge mediante le tecniche freudiane.
Quanto agli svantaggi, sono almeno due. Da una parte la durata della terapia, troppo lunga, il che la rende faticosa e antieconomica, e non mi riferisco soltanto ai soldi. Una volta un analista mi disse che la terapia deve durare un terzo del tempo vissuto dal paziente a partire dal momento in cui la terapia ha avuto inizio. D'altro canto, l'efficacia terapeutica di questo modello è a dir poco discutibile. Personalmente, non credo che si possa mai raggiungere un livello di autoconoscenza tale da riuscire a modificare l'impostazione di tutta una vita, un atteggiamento malato o il motivo che ha spinto un paziente a venire in studio.

All'estremo opposto vi sono le scuole psicoterapeutiche concentrate sul futuro. Tali correnti, in voga in questo momento, si potrebbero definire come segue: il nocciolo del problema è che il paziente agisce in modo diverso da come dovrebbe per ottenere determinati obiettivi. Quindi il lavoro non consiste nello scoprire perché gli succeda quello che gli sta succedendo — questo si dà per scontato e neanche nel conoscere in profondità l'individuo che soffre. Occorre invece fare in modo che il paziente arrivi alla meta che si è proposto, oppure soddisfi i propri desideri superando i timori, al fine di vivere in modo più produttivo e positivo.
Questa corrente, rappresentata principalmente dal comportamentismo, si basa sull'idea che si possano imparare nuovi comportamenti soltanto mettendoli in pratica, cosa che il paziente difficilmente oserà fare senza aiuto, appoggio o una direzione esterna. Tale aiuto verrà fornito preferibilmente da un professionista che gli indicherà quali sono i comportamenti più adeguati, gli darà consigli espliciti sugli atteggiamenti da adottare e accompagnerà il paziente in questo sano processo di ristrutturazione personale.
La domanda fondamentale che si pongono terapeuti di questa linea di pensiero non è "perché?" ma "come?" Vale a dire, come raggiungere l'obiettivo prefissato?
Anche questa scuola presenta vantaggi e svantaggi. Il primo vantaggio è che si tratta di una tecnica incredibilmente efficace; il secondo vantaggio è la rapidità del procedimento. Alcuni neo comportamentisti americani parlano di terapie che richiedono da una a cinque sedute. Lo svantaggio più ovvio, secondo me, è la superficialità del trattamento: il paziente non arriva mai a conoscersi né a scoprire le proprie risorse e quindi si limita a risolvere soltanto la situazione che lo ha portato dal terapeuta, e in un rapporto di stretta dipendenza con lui. Il che non avrebbe in sé niente di male, tuttavia non offre al paziente mezzi sufficienti per raggiungere l'imprescindibile contatto con se stesso.

La terza corrente è la più nuova delle tre, storicamente parlando. Vi confluiscono tutte le scuole psicoterapeutiche che concentrano l'attenzione sul presente.
In genere si parte dall'idea di non indagare l'origine della sofferenza né consigliare comportamenti per ovviare a tale sofferenza. Il lavoro si concentra piuttosto nello stabilire che cosa stia succedendo alla persona in terapia e perché si trovi in tale situazione.
Tu sai che questa è la linea che ho scelto per lavorare, perciò ovviamente ritengo che sia la migliore. Ciononostante, riconosco che anche questa tecnica presenti alcuni svantaggi, insieme a parecchi vantaggi.
Per fare un confronto, non è una terapia lunga come la psicoanalisi né breve come il neo comportamentismo. Una terapia di questo genere potrà durare da sei mesi a due anni.
Pur non possedendo la profondità dell'analisi ortodossa, consente di arrivare a una buona dose di autoconoscenza e di imparare a gestire a sufficienza le proprie risorse.
D'altro canto, pur stimolando una presa di contatto con la realtà attuale, questa tecnica nasconde il rischio di accendere nei pazienti una filosofia di vita menefreghista e superficiale, anche se per breve tempo; una posizione concentrata sul "cogliere l'attimo fuggente" che non ha nulla a che vedere con il "presente" così come viene inteso da tali scuole, che ovviamente prevedono e richiedono sia l'esperienza sia i progetti di vita.

C'è una vecchia storiella che forse serve a esemplificare queste tre correnti. La situazione è semplicissima, sempre la stessa, ma mi concederò il lusso di scherzare su queste tre linee di pensiero e te la racconterò cambiando di volta in volta il finale.

Un uomo soffre di encopresi (in lingua corrente: se la fa addosso). Va dal medico il quale dopo averlo visitato e avergli posto alcune domande non trova nessun motivo fisico che giustifichi il suo problema, e allora gli consiglia di rivolgersi a un terapeuta.

Primo finale, in cui il terapeuta consultato è uno psicoanalista ortodosso.
Cinque anni dopo, l'uomo incontra un amico. «Ciao! Come va la terapia?»
«Fantastica!» risponde l'uomo euforico.
«Non te la fai più addosso?»
«Be', me la faccio ancora addosso, ma ora so il perché!»

Secondo finale, in cui il terapeuta consultato è un comportamentista.
Cinque giorni dopo, l'uomo incontra un amico. «Ciao! Come va la terapia?»
«Magnifica!» risponde l'uomo euforico.
«Non te la fai più addosso?»
«Be', me la faccio ancora addosso, ma adesso uso le mutande di plastica!»

Terzo finale, in cui il terapeuta consultato è un gestaltico.
Cinque mesi dopo, l'uomo incontra un amico. «Ciao! Come va la terapia?»
«Meravigliosa!» risponde l'uomo euforico.
«Non te la fai più addosso?»
«Be', me la faccio ancora addosso, ma non me ne frega più niente!»

«Però questa posizione mi sembra un po' troppo apocalittica» obbiettai.
«Forse sì, comunque si tratta di un'apocalisse realistica. Reale come il fatto che la tua ora è scaduta.»
Poche volte ho lanciato tante maledizioni contro qualcuno!



tratto da: Lascia che ti racconti di Jorge Bucay

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